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La fondazione
Edizione settecentesca degli statuti 
Ritratto di Agostino Beccaria 
L'ospedale 'Grande' di San Matteo o della Pietà - la cui prima pietra fu posta il 29 giugno 1449 - fu realizzato, su sollecitazione di Domenico da Catalogna, frate domenicano e con il pieno appoggio dell'autorità laica ed ecclesiastica, da una confraternita laicale costituitasi nel dicembre 1448 che vede, accanto ai membri di famiglie nobili, la presenza massiccia della borghesia pavese che si fa carico del problema dell'assistenza in sintonia con il movimento di laicizzazione che caratterizzava il secolo XV. E a Pavia la volontà di affermare e salvaguardare la laicità della istituzione è totale e costantemente messa in pratica.

l ricovero
Il ricovero è aperto ai malati di qualunque condizione sociale e di qualunque provenienza. Esso deve essere preceduto dalla visita di uno o più medici cui spetta il compito di diagnosticare la malattia e, se sussistono le condizioni richieste, proporre l'ospedalizzazione al ministro che ne concede il benestare. Al malato vanno assegnati un letto ben ordinato, con lenzuola linde, una camicia pulita, un copricapo con l'interno in lino, in luogo degli abiti che devono essere tolti. Anche per il San Matteo esiste l'obbligo, comune a tutti gli ospedali medievali, della confessione al momento del ricovero, quasi che la salute dell'anima vada di pari passo con quella del corpo, nel rispetto dell'ideologia medievale della salute.

I benefattori
Lunga è la serie dei benefattori che nel corso dei secoli hanno inteso beneficare l'ospedale attraverso disposizioni testamentarie o donazioni fatte in vita. Il valore economico di tali atti di liberalità può variare notevolmente: si va da piccole cose a estese proprietà fondiarie, come quella di 11 mila pertiche a Borgo San Siro lasciata nel 1471 al San Matteo da Agostino Beccaria che, insieme alla moglie Zaccarina Lonati, è uno dei grandi benefattori del San Matteo. Tra essi non poche sono le donne. Tra le fasce sociali emerge la borghesia cittadina, soprattutto ricchi artigiani e grossi mercanti.
Il ricordo dei donatori veniva perpetuato in varie forme. Nel secolo XIX, “per animare i fedeli a spargere la loro beneficenza verso l'ospedale”, l'Amministrazione ospedaliera faceva celebrare ogni anno nella chiesa di San Francesco un ufficio anniversario in suffragio dei benefattori defunti “onde ravvivare la memoria delle loro elargizioni”.

 

Data ultimo aggiornamento:  27/02/2007

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