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A Pavia prima del San Matteo
La fondazione
Medici, dedicati e dedicate
Il nome e il simbolo
Medici, dedicati e dedicate
Il personale addetto alla cura degli infermi è costituito da dedicati e dedicate, da persone cioè che rinunciando al secolo e ai propri beni rimangono tutta la vita in ospedale al servizio dei malati. Accanto ad essi operano altri servitores tutti subordinati all'infirmarius generalis che ha il compito di segnare, al momento del ricovero, su un apposito registro, le generalità del ricoverato, la provenienza, a volte la professione, i beni che il degente ha consegnato al momento dell'accettazione, le date di ricovero e di dimissione o dell'eventuale decesso.
Particolare la cerimonia della dedicatio, così come viene descritta negli statuti: dopo aver risposto affermativamente alla domanda del viceministro circa la volontà di vivere secondo le costituzioni dell'ospedale, l'aspirante in ginocchio, indossa l'abito e intona il Veni Creator Spiritus e davanti al ministro pronuncia la formula della dedicazione: "Io per amore di Gesù Cristo offro me stesso in obsequium degli infermi, secondo gli statuti". Il ministro quindi lo asperge con acqua benedetta e rialzandolo gli dà il segno della pace.
L'abito dei dedicati e delle dedicate deve essere improntato all'umiltà e alla povertà. Per gli uomini le vesti devono essere di lana di poco prezzo, non troppo corte, anzi piuttosto lunghe e honeste. Il mantello è nero con il simbolo dell'ospedale; la tunica, recante lo stesso simbolo, di panno azzurrino scuro, le scarpe nere, suolate non di cuoio ma di feltro; il berretto nero, il diploide, una specie di farsetto da indossare sotto le vesti, di panno bianco, nero o azzurrino. A completamento dell'abbigliamento una specie di corona bianca pendente da una cintura di cuoio e una piccola spada senza punta. Anche l'abito delle dedicate deve essere honestus et grossus, come il copricapo, così come conviene a donne religiose.
Nei primi anni di attività operava all'interno dell'ospedale un solo medico al quale se ne sono aggiunti via via altri fino a raggiungere a metà del secolo XVI il numero di cinque. Tra loro, al di là di qualche contasto, esistevano buoni rapporti. Precise norme regolamentavano il servizio svolto dai medici. Si ricorda l'obbligo di: non assentarsi da Pavia se prima non hanno provveduto a farsi sostituire; risiedere all'interno dell'ospedale; presentare un servizio efficiente, consultarsi sui casi più gravi e complessi. Tutto il personale medico e paramedico è sottoposto a un rigoroso e puntale controllo da parte degli amministratori che intervengono a correggere comportamenti scorretti con sanzioni di diversa natura, fino ad arrivare al licenziamento.
Particolare la cerimonia della dedicatio, così come viene descritta negli statuti: dopo aver risposto affermativamente alla domanda del viceministro circa la volontà di vivere secondo le costituzioni dell'ospedale, l'aspirante in ginocchio, indossa l'abito e intona il Veni Creator Spiritus e davanti al ministro pronuncia la formula della dedicazione: "Io per amore di Gesù Cristo offro me stesso in obsequium degli infermi, secondo gli statuti". Il ministro quindi lo asperge con acqua benedetta e rialzandolo gli dà il segno della pace.
L'abito dei dedicati e delle dedicate deve essere improntato all'umiltà e alla povertà. Per gli uomini le vesti devono essere di lana di poco prezzo, non troppo corte, anzi piuttosto lunghe e honeste. Il mantello è nero con il simbolo dell'ospedale; la tunica, recante lo stesso simbolo, di panno azzurrino scuro, le scarpe nere, suolate non di cuoio ma di feltro; il berretto nero, il diploide, una specie di farsetto da indossare sotto le vesti, di panno bianco, nero o azzurrino. A completamento dell'abbigliamento una specie di corona bianca pendente da una cintura di cuoio e una piccola spada senza punta. Anche l'abito delle dedicate deve essere honestus et grossus, come il copricapo, così come conviene a donne religiose.
Nei primi anni di attività operava all'interno dell'ospedale un solo medico al quale se ne sono aggiunti via via altri fino a raggiungere a metà del secolo XVI il numero di cinque. Tra loro, al di là di qualche contasto, esistevano buoni rapporti. Precise norme regolamentavano il servizio svolto dai medici. Si ricorda l'obbligo di: non assentarsi da Pavia se prima non hanno provveduto a farsi sostituire; risiedere all'interno dell'ospedale; presentare un servizio efficiente, consultarsi sui casi più gravi e complessi. Tutto il personale medico e paramedico è sottoposto a un rigoroso e puntale controllo da parte degli amministratori che intervengono a correggere comportamenti scorretti con sanzioni di diversa natura, fino ad arrivare al licenziamento.
Data ultimo aggiornamento:
27/02/2007