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TEST BRCA PER IL CARCINOMA OVARICO E DELLA MAMMELLA

 (Pavia, 19 settembre 2017) - S’è tenuto, a Roma, al Senato, un incontro promosso da Onda (l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna), alla presenza di Emilia De Biasi e Maria Rizzotti, rispettivamente Presidente e Vice Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, e di Paola Boldrini, membro della Commissione Affari Sociali della Camera. Nel corso dell’iniziativa è stato illustrato un documento che chiede di garantire pari accessibilità al test BRCA su tutto il territorio nazionale per la prevenzione del carcinoma ovarico e della mammella.

La mutazione dei geni BRCA accresce notevolmente il rischio di cancro: per identificarla bisogna sottoporsi al test genetico BRCA, fondamentale per intervenire precocemente e individuare le terapie più adatte.
 
Qualche dato: nel 2016 i nuovi casi di carcinoma mammario sono stati in Italia 50.200 e, secondo le fonti ISTAT, ogni anno muoiono per questa patologia circa 12.000 donne, 1.000 al mese. E’ noto che i tumori della mammella eredo-familiari rappresentano il 5-7% del totale: applicando tale proporzione i carcinomi ereditari nel 2016 sarebbero circa 3.120. Di questi, il 30% circa (1000 casi) è riferibile a una mutazione BRCA, il resto a mutazioni più rare o non ancora note.
All’incontro romano era presente anche Alberta Ferrari (a sinistra, sopra, nella foto), senologa del San Matteo, che si occupa, da oltre 10 anni, presso la struttura di Senologia diretta da Adele Sgarella, della presa in carico della donna con mutazione BRCA o comunque ad alto rischio ereditario o familiare di sviluppare un carcinoma mammario e ovarico.  
 
Il risultato è oggi un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale, vero fiore all’occhiello del Policlinico, in grado di rispondere alla richiesta non solo della popolazione locale a rischio genetico ma anche delle donne provenienti da tutta Italia, che non hanno trovato risposte nel territorio di appartenenza.
“L’unicità del percorso al San Matteo – spiega la senologa, che ne ha parlato anche all’incontro al Senato -è la completezza: non solo nell’attenzione e tempestività con cui viene identificata la donna a rischio dal team di diversi specialisti, ma anche per il sostegno qualificato offerto successivamente alla positività di un test genetico presso il centro dedicato del Policlinico. La donna trova infatti immediatamente assistenza presso l’ambulatorio senologico “Donna ad Alto Rischio” (DAR) che integra varie competenze specialistiche. Dopo aver discusso con la paziente sulle diverse opzioni di riduzione del rischio di sviluppare un tumore al seno e all’ovaio, se sana, o un secondo tumore se la mutazione BRCA è emersa dopo una diagnosi oncologica, la senologa – continua Alberta Ferrari -  si interfaccia con psicologa, radiologi, oncologi, ginecologhe: un team di specialisti esperti in problematiche correlate al BRCA. Insieme si discute il caso specifico e, tenendo conto delle preferenze della donna, si offrono soluzioni. Tra queste è inclusa la mastectomia preventiva, sulla quale in Italia c’è stato molto pregiudizio e informazione errata, ma che rappresenta per molte donne l’opzione migliore”.
Negli ultimi 7 anni, presso la Senologia del San Matteo, sono state 68 le donne sottoposte a 109 mastectomie preventive: tra queste, 18 donne (26,5%) hanno effettuato l’intervento bilaterale da sane, mentre in 3/4 dei casi l’intervento profilattico è avvenuto in donne con carcinoma mammario in atto o pregresso.
 STAMPA
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Data ultimo aggiornamento: 20/09/2017