Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo
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Il contributo di Gucci per la ricerca sul plasma dell’IRCCS San Matteo

 

1.035.000,00 euro: a tanto ammonta la donazione effettuata da Gucci attraverso la campagna “We Are All In This Together”, lanciata il 26 marzo 2020 mediante utilizzo della piattaforma “For Funding” di Intesa Sanpaolo, a favore del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.

La Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo era stata individuata beneficiaria della liberalità secondo la stessa metodologia e finalità della donazione che Intesa Sanpaolo ha destinato alla sanità italiana, quindi in accordo con il Commissario straordinario e con la Protezione Civile su proposta di Gucci e del Gruppo bancario, per supportare per supportare il progetto di ricerca sul plasma, in risposta all’emergenza Covid 19.
Siamo nella primavera del 2020, in un momento in cui non c’era una terapia antivirale specificamente rivolta al trattamento del covid-19, e non era ancora stato approvato un vaccino, per cui l’assistenza del paziente grave si basava principalmente sulla terapia di supporto e varie opinioni di esperti sul controllo dell’infezione suggerivano che l’utilizzo di plasma da convalescente nei casi di pazienti critici in cui i presidi terapeutici alternativi si dimostrino inefficaci o controindicati.
Il Policlinico San Matteo, in quelle prime settimane di pandemia, lavora ad uno studio pilota: 
Plasma da donatori dalla malattia da nuovo Coronavirus 2019 (Covid-19) come terapia per i pazienti critici affetti da Covid-19”.
Il protocollo è stato scritto nella prima decade di marzo quando i dati del Ministero della Salute Italiano segnalava 8.514 persone positive, di cui il 59,2% ricoverate con sintomi, il 10,3% ricoverate in terapia intensiva; il 30,5% in isolamento domiciliare, il 9,9% guarite.
 
Come è nato il protocollo
Generalmente, la carica virale ha un picco nella prima settimana di infezione e il paziente sviluppa una risposta immunitaria primaria entro i giorni 10–14, seguita dalla clearance del virus. I ricercatori hanno pensato di studiare l’effetto della immunizzazione passiva somministrando anticorpi specifici contro il Coronavirus contenuti nel plasma ottenuto dai soggetti guariti.
In base a quanto evidenziato dalla letteratura scientifica, l’uso di plasma da donatori convalescenti poteva avere un ruolo terapeutico, senza gravi eventi avversi nei pazienti critici affetti da COVID-19.
Alla base di questo studio abbiamo già detto che c’è la immunizzazione passiva cioè la somministrazione di plasma che contiene anticorpi specifici contro il Coronavirus. Ma la prima domanda che il Professor Baldanti si è posto è: quali? e poi: quanti?
I ricercatori coinvolti hanno quindi disegnato lo studio ipotizzando che, l’induzione di sufficienti livelli di Anticorpi Neutralizzanti, trasferiti passivamente al paziente affetto, avrebbero dovuto favorire la neutralizzazione del virus, prevenire l’ulteriore infezione delle cellule bersaglio, quindi ridurre la carica virale e ridurre la severità della malattia, andando a misurare tre obiettivi:
  • riduzione della mortalità a breve termine in terapia intensiva
  • miglioramento dei parametri respiratori
  • miglioramento dei parametri legati alla infiammazione 
Gli anticorpi neutralizzanti
Prendendo il siero di pazienti che hanno superato l’infezione (a due settimane dal primo caso) e aggiungendolo a colture cellulari si è visto che lo sviluppo del virus veniva annientato. Quindi c’erano anticorpi neutralizzanti. A quel punto bisognava capire quanti ce ne fossero. Da qui l’applicazione di un parametro, che in linguaggio scientifico si definisce ‘Titolo’, che serve per capire quale diluizione di siero è ancora in grado di uccidere il virus in coltura. Il risultato ottenuto ha accertato che il rapporto è 1:640, ossia diluendo 640 volte il plasma di un paziente, questo riesce a uccidere il virus. 
Una volta verificata la capacità di questo “plasma iperimmune”, attraverso i suoi anticorpi di sconfiggere il Covid 19, viene effettuata l’infusione sui malati.
Il protocollo di plasmaterapia, predisposto dal servizio di Immunoematologia e medicina trasfusionale del Policlinico in collaborazione con altre strutture sanitarie, ha ricevuto anche il plauso di Bill Gates, che ha contribuito al progetto tramite la Fondazione Gates.
I risultati dello studio sono stati pubblicati su “Haematologica”, una delle più prestigiose riviste scientifiche del settore, e hanno dimostrato che la mortalità dei pazienti in terapia intensiva era tra il 13 e il 20 per cento. Si è sperimentato che, utilizzando questa tecnica, la mortalità si è ridotta al 6 per cento. In altre parole da un decesso atteso ogni 6 pazienti, se ne è verificato uno ogni 16. Contemporaneamente i ricercatori e i clinici constatavamo che anche gli altri parametri subivano miglioramenti considerevoli: i valori del distress respiratorio miglioravano entro la prima settimana e i tre parametri fissati per l’infezione erano diminuiti in maniera altrettanto importante.
 
Dai risultati emersi dallo studio coordinato dall’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia emersero alcune considerazioni rilevanti:
  • il plasma ottenuto da donatori convalescenti dopo infezione da Covid-19 è una risorsa limitata e per questo preziosa che si può raccogliere in una finestra temporale stretta
  • la raccolta di plasma iperimmune (PI) si articola in diverse fasi che sono il presupposto ineludibile per la riuscita di un bancaggio efficiente evitando spreco di risorse.
Per questo, la raccolta del plasma è proseguita senza soluzione di continuità, sulla base, naturalmente, dei donatori convalescenti, dal 17 marzo 2020 e continua tuttora.
In questi quindici mesi i donatori sono stati 786, raccogliendo 1.187 sacche di plasma iperimmune.
 
 STAMPA
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Data ultimo aggiornamento: 22/06/2021