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Insufficienza Cardiocircolatoria / Respiratoria Acuta Scompensata e Resuscitazione

Gruppo Interdisciplinare di Terapia avanzata


Pavia Resuscitation Program [PRP]

Promotore del progetto:
I.R.C.C.S Policlinico “San Matteo”
Piazzale Golgi, 19 – Pavia


Il PRP (Pavia Resuscitation Program) recentemente varato si articola in 3 filoni principali, intesi a spingere il trattamento di rianimazione oltre ai livelli convenzionali: l’assistenza extracorporea respiratoria, l’assistenza extracorporea cardiorespiratoria e la protezione cerebrale mediante ipotermia.

Nell’ambito del filone “assistenza extracorporea respiratoria” nello scompenso respiratorio acuto refrattario, presso la Rianimazione 2 (direttore Giorgio Iotti) della Fondazione IRCCS Policlinico “San Matteo” di Pavia è stato impiantato e sta funzionando da alcuni giorni un polmone artificiale extracorporeo senza pompa, a circolazione spontanea. L’impianto è stato effettuato con la collaborazione della Cardiochirurgia del “San Matteo”.

Il dispositivo è stato impiantato su un paziente al quale erano stati già trapiantati entrambi i polmoni, a Pavia. Dopo oltre un anno, questo paziente è andato incontro a un gravissimo rigetto degli organi trapiantati, che stiamo fronteggiando con l’aiuto del polmone artificiale.

Quando una parte del nostro organismo è danneggiata, la soluzione migliore prevederebbe il riposo degli organi lesionati, in modo da realizzare la condizione ideale per il recupero e la guarigione, se possibili (pensiamo per esempio all’immobilizzazione di un arto fratturato, o al digiuno per un paziente operato allo stomaco). Quando però gli organi danneggiati sono fondamentali per ogni attimo della vita, come i polmoni o il cuore, la soluzione del riposo d’organo non è pienamente percorribile, se non con l’aiuto temporaneo degli organi artificiali.

La scuola di rianimazione e terapia intensiva italiana, con gli studi di Luciano Gattinoni (Milano), è da tempo all’avanguardia nel sostenere l’interesse dell’impianto di un polmone artificiale extracorporeo per consentire il riposo e il recupero di polmoni colpiti da danno grave e diffuso per una patologia acuta (per esempio una gravissima polmonite o un trauma).

Il polmone artificiale che stiamo utilizzando è in grado di eliminare in modo estremamente efficiente l’anidride carbonica prodotta dall’organismo. In questo modo è possibile ridurre al minimo il movimento dei polmoni del paziente, o addirittura tenerli quasi fermi.

Infatti, a condizione che l’anidride carbonica venga eliminata dal polmone artificiale, i polmoni del paziente possono continuare ad assorbire l’ossigeno indispensabile per la vita anche rimanendo fermi. Il polmone artificiale che abbiamo impiantato è leggero e non più grande di un pacchetto di tovaglioli di carta. E’ costituiti da una rete di sottili fibre cave di polimetilpentene, all’interno delle quali viene fatto passare un flusso di ossigeno. Il sangue passa attorno alle fibre cave, di materiale biocompatibile e rivestito di anticoagulante. Questo polmone artificiale ha la caratteristica singolare di poter funzionare senza bisogno di una pompa per la circolazione del sangue. Il sangue circola spontaneamente spinto dalla forza del cuore, esattamente come avviene per tutti gli organi nativi del nostro organismo. Il sistema funziona prendendo il sangue da una grossa arteria di una coscia, e rimandando il sangue in una grossa vena dell’altra coscia.

Questa tecnologia è stata sviluppata in Germania, dove il suo utilizzo è in larga crescita. La sua applicazione è ora iniziata anche in Italia, dove è stata impiegata, per esempio, a Torino da Mauro Rinaldi e Marco Ranieri come “ponte” per il trapianto di polmone.

Nel nostro reparto di Rianimazione 2 l’impianto del polmone artificiale è stato effettuato al letto del malato, con un approccio mini-invasivo. Le cannule di collegamento all’arteria e alla vena femorale del paziente, pur essendo di grosso calibro, sono state introdotte con procedura percutanea, cioè senza i metodi classici di incisione e isolamento chirurgico dei vasi.

Il sistema che abbiamo utilizzato, quindi, può essere applicato in modo estremamente rapido e poco invasivo. Quando il nostro ammalato in assistenza polmonare extracorporea ha dovuto essere trasportato in radiologia per un esame TAC dei polmoni, la movimentazione del paziente è stata incredibilmente semplice e sicura, rispetto alla gravità della sua insufficienza respiratoria: è bastato collegare il piccolo polmone artificiale a una bombola di ossigeno portatile, per essere pronti a muoversi come per qualsiasi altro paziente. La stessa tecnologia è stata utilizzata per supportare soldati gravemente feriti, durante il trasporto aereo dall’Iraq alla Germania.

L’idea avvincente del polmone artificiale a circolazione spontanea è quella di applicare una tecnica altamente sofisticata ma al tempo stesso semplice da usare e relativamente poco invasiva, per dare tempo e spazio alle incredibili capacità di guarigione spontanea del nostro organismo (la vis sanatrix naturae ben nota fin dalle origini della medicina).

In altre parole, alta tecnologia per fare sopravvivere un organismo che sta lavorando per guarire!

Il documento allegato Pavia Resuscitation Program [PRP], in Pdf, approfondisce il tema, sottolineandone maggiormente gli aspetti scientifici.
Negli allegati anche il Link all'articolo e le immagini pubblicate in occasione della nascita del Pavia Resuscitation Program [PRP].

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Data ultimo aggiornamento: 24/08/2009