ARITMIE SU BASE GENETICA: IL CONTRIBUTO DELLA RICERCA PAVESE APRE NUOVE PROSPETTIVE PER LA MEDICINA DI PRECISIONE NELLA SINDROME DEL QT LUNGO
Tipologia: Notizie
Uno studio internazionale pubblicato sull’European Heart Journal identifica il ruolo del gene MTMR4 come nuovo modificatore del rischio di aritmie potenzialmente fatali
Un importante studio internazionale pubblicato sull’European Heart Journal, una delle più autorevoli riviste scientifiche nel campo cardiovascolare, ha identificato un nuovo meccanismo genetico capace di modulare il rischio di aritmie gravi nei pazienti affetti da sindrome del QT lungo (Long QT Syndrome, LQTS), malattia ereditaria che può causare sincopi, arresto cardiaco e morte improvvisa.
Centrale è stato il contributo del Professor Massimilano Gnecchi, responsabile della Struttura di Cardiologia Traslazionale del San Matteo e professore dell’Università di Pavia.
La ricerca, realizzata in collaborazione con il gruppo dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano diretto dal Professor Peter J. Schwartz, dimostra che le varianti del gene MTMR4 possono esercitare un effetto opposto sul rischio aritmico a seconda del gene responsabile della malattia: protettivo nei pazienti con LQT1 e sfavorevole nei pazienti con LQT2. I risultati ottenuti rafforzano il concetto di “gene modificatore” e aprono nuove prospettive per una stratificazione del rischio sempre più personalizzata nei pazienti con canalopatie ereditarie.
Lo studio ha coinvolto 1.192 pazienti con sindrome del QT lungo provenienti da differenti coorti internazionali ed è il risultato di una collaborazione multidisciplinare tra centri clinici e di ricerca europei e statunitensi.
Il gruppo pavese ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della progettualità scientifica e nella comprensione dei meccanismi biologici alla base della scoperta.
La pubblicazione si inserisce infatti in una linea di ricerca alla cui fase sperimentale e meccanicistica l’Unità di Cardiologia Traslazionale ha contribuito in maniera sostanziale attraverso studi basati su modelli cellulari derivati da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC). Questi studi hanno consentito di chiarire come le varianti di MTMR4 influenzino la degradazione dei canali ionici cardiaci e, di conseguenza, la suscettibilità alle aritmie.
L’utilizzo di modelli iPSC rappresenta oggi una delle frontiere più avanzate della ricerca traslazionale cardiovascolare, permettendo di riprodurre in laboratorio il comportamento delle cellule cardiache dei pazienti e di studiare i meccanismi molecolari responsabili della malattia.
“La ricerca dimostra quanto sia importante integrare dati genetici, modelli cellulari avanzati e osservazione clinica per comprendere la diversa vulnerabilità aritmica dei pazienti affetti da sindrome del QT lungo - sottolinea il Professor Massimiliano Gnecchi -. Aver chiarito a Pavia i meccanismi biologici alla base del ruolo di MTMR4 ha contribuito a rendere possibile questa successiva validazione clinica su una popolazione molto ampia di pazienti. I risultati pongono ora le basi per una stratificazione del rischio sempre più personalizzata e, in prospettiva, per una gestione clinica più precisa””.
Lo studio conferma inoltre il ruolo della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo e dell’Università di Pavia come centri di eccellenza nella ricerca cardiovascolare traslazionale e nella medicina personalizzata, grazie alla stretta integrazione tra attività clinica, ricerca biomedica avanzata e innovazione tecnologica.
La pubblicazione rappresenta un ulteriore riconoscimento internazionale della qualità della ricerca sviluppata a Pavia nel campo delle malattie cardiovascolari ereditarie e delle aritmie genetiche.
Ultimo aggiornamento: 29/05/2026